Mamma, non riesco a stare con te... ma neanche senza di te.


Ci sono relazioni simbiotiche che sono indispensabili e funzionali. Tutti possiamo dire di aver sperimentato una relazione simbiotica quando eravamo ancora nella pancia di nostra madre e per qualche anno a venire. Questa simbiosi è stata fondamentale, sennò non saremmo qui. Mamma (o chi si è preso cura di noi nei primi anni di vita) è stata essenziale per la nostra sopravvivenza. Ma cosa accade se tale relazione tra genitore e figlio si prolunga nel tempo? Quali sono i fattori che alimentano tale simbiosi fino a farla diventare disfunzionale? Ma soprattutto come si fa a rompere ed uscire da questo tipo di relazione? Di solito le simbiosi disfunzionali tra genitori e figli si formano tra componenti dello stesso sesso a discapito dell'altro genitore. In questo articolo prenderemo ad esempio la relazione simbiotica che si protrae più del dovuto tra madri e figlie.


MAMMA

Le madri che continuano ad alimentare una relazione simbiotica con le proprie figlie abitualmente sono donne che hanno una vita affettivamente vuota, non hanno una padronanza di se stesse e si rapportano alle figlie in base alle proprie aspettative. Sono mamme che si aspettano che le figlie si comportino in un certo modo o si aspettano che le figlie raggiungano risultati in ambiti che magari non le appartengono. Interagiscono con le figlie come se esse fossero un prolungamento di loro stesse intervenendo in ogni scelta con presunzione di sapere quello che è giusto o sbagliato senza lasciare spazio di libertà per poter fare esperienze. Proiettano ideali irrealistici come 'mia figlia mi vorrà bene sopra tutti', 'mia figlia è uguale a me', 'sarà una donna perfetta', 'voglio il rapporto che non ho avuto con mia madre', per citare alcuni esempi.

Al livello comportamentale sono mamme che hanno una tendenza al narcisismo ed egoismo. Sono autoritarie, egocentrate, rigide, facili alla rabbia, al nervosismo e poco empatiche. Quando arriva l'adolescenza (periodo in cui la personalità della figlia si sta formando e le prime differenziazioni hanno luogo) si sentono escluse e mettono in atto meccanismi che ritardano o ostacolano la crescita intromettendosi nei rapporti della figlia, mantenendo così il controllo con la scusa di proteggerle dai pericoli. Insomma sono mamme che non lasciano spazio.

FIGLIA


Dall'altra parte abbiamo le figlie che vivono in una stretta dipendenza dalle mamme e restano vincolate inconsciamente. Pensano che da sole non ce la possono fare e filtrano tutto attraverso il giudizio delle proprie madri. Se provano a fare o a dire qualche cosa che non rientra nel sistema genitoriale, le mamme le fanno sentire sbagliate, in colpa, ingiuste ed irriconoscenti. Rinunciano totalmente a se stesse per convenire agli orientamenti ed aspettative delle madri. Le figlie pensano che questo sia l'unico modo di vivere con le mamme come unica fonte di ispirazione dei propri pensieri. Soffocano la propria autonomia ed originalità.

Il messaggio che ricevono dalle proprie madri è che la vita è pericolosa e vengono scoraggiate da andargli incontro. A sua volta per mantenere questa visione intatta, le figlie, cercheranno di mettersi in situazioni negative che legittimeranno e confermeranno le proiezioni materne. Il risultato può essere un odio per la madre accompagnato da un senso di colpa e da una rabbia irrisolta. Si annientano e possono sviluppare ansia, insicurezza, dipendenza affettiva, incapacità di raggiungere indipendenza e difficoltà sessuali. Questo adattamento ai bisogni delle madri può condurre, inoltre, allo sviluppo di un falso sé (la bambina inizia ad apparire come ci si aspetta che sia senza poter vivere i propri sentimenti). In età adulta saranno donne che non possono costruirsi una propria sicurezza e necessitano di continue conferme. E quindi come fare per uscirne?


COME USCIRNE?


Nella psicoanalisi si pensa che per diventare adulti bisogna liberarsi dell'ombra di una figura autorevole, imperante, spesso idealizzata ed acconsentire che la realtà restituisca una visione più fragile ed imperfetta di tale figura. Come fare per far iniziare questo processo?

1) Accettare che la propria madre ci ha dato ciò che poteva dare.

2) Pensare che non tutto è negativo. Cercare gli aspetti positivi del rapporto concentrandosi sulle cose buone del legame. Tutti abbiamo luci ed ombre. Sta a noi decidere quali aspetti prendere in considerazione.

3) Una donna diventa adulta ed indipendente quando accetta la responsabilità per ciò che pensa, decide e fa, senza dare colpa ai genitori per ciò che non ha avuto o poteva avere. In altre parole è fondamentale ammorbidire le responsabilità del passato. Ho avuto una cattiva madre? Vero ma fa parte del passato.

4) La crescita emotiva passa per l'amnistia. Amnistia per non essere state amate incondizionatamente, per ciò che si era e si è, per aver dovuto reprimere il proprio 'bambino' durante l'infanzia, per non avere avuto una madre capace.


La psicoterapia non fa miracoli e non restituisce un infanzia perduta. Le ferite non si annulleranno ma sarà possibile ritrovare il proprio mondo affettivo adulto senza il mito dell'armonia. Lo scopo sarà quello di “abbandonare la prigione invisibile dell'infanzia e di trasformarci da vittime inconsapevoli del passato in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a vivere con essa.” (Alice Miller)

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