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MARTIN LUTHER KING

DISTURBI TRATTATI

ESAURIMENTO
BASSA AUTOSTIMA
SVILUPPO PERSONALE
ATTACCHI DI PANICO
 

ANSIA: CAUSE, SINTOMI E CURA

L'ansia è una reazione naturale e sana che emerge quando ci troviamo di fronte ad un pericolo. Quando abbiamo paura il nostro organismo mette in atto una serie di reazioni (fisiche, mentali, comportamentali) che hanno come scopo quello di proteggerci e quindi di sopravvivere. Il problema nasce quando il nostro organismo si prepara ad affrontare un pericolo che non esiste o che viene percepito più grande di quello che in realtà è. E' come se reagissimo ma fuori contesto. Quando questo accade l'ansia può limitare la nostra vita quotidiana, può mettere in difficoltà le nostre relazioni, il nostro lavoro e anche il nostro tempo libero. Non mi stancherò mai di dirlo che dall'ansia eccessiva si può guarire, in brevi tempi, con un percorso di psicoterapia. Ma quali sono le cause, i sintomi e la cura dell'ansia eccessiva? Guardiamoli insieme.

CAUSE

 

Fattori Ereditari:

Alcuni studi genetici hanno scoperto che, in circa il 50% dei casi, le persone con disturbi d'ansia hanno almeno un familiare che soffre di una patologia analoga.

 

Fattori Biologici:

Studi sul cervello umano hanno rilevato che l'ansia potrebbe essere causata da alterazioni della quantità di alcuni neurotrasmettitori. Si è riscontrato che ci sia una eccessiva produzione di noradrenalina (ormone stress) e una bassa produzione di serotonina (ormone benessere) e GABA (neurotrasmettitore inebitorio).

 

Fattori Psicologici:

Secondo alcuni studiosi, i meccanismi psicologici dell'ansia, potrebbero derivare dal nostro stile di interpretazione degli eventi stressanti. In particolare l'ansia viene accentuata quando possediamo un modello cognitivo che ci fa sentire le situazioni al di fuori del nostro controllo.

Altri studiosi invece pensano che la qualità delle relazioni instaurate nell'infanzia (bambino-genitore) possano influire sulla presenza dell'ansia patologica in età adulta. 

Una terza visione trova le sue basi nel modello psicoanalitico. L'ansia viene vista come un conflitto interiore che viene tenuto a bada da difese come l'evitamento, lo spostamento e la rimozione.

 

SINTOMI

 

Generali:

senso di paura e di pericolo imminente

paura di morire o di perdere il controllo o di impazzire

incapacità di rilassarsi

apprensione

ipervigilanza

inquietudine

 

Psicologici:

preoccupazioni eccessive per questioni secondarie

tendenza al catastrofismo

irritabilità ed impazienza

difficoltà a concentrarsi e scarsa attenzione

sensazione di perdita della propria persona

disturbi della memoria

disturbi del sonno

 

Fisici:

difficoltà alla respirazione

senso di oppressione toracica

respirazione accelerata

sensazione di soffocamento

senso di testa leggera

vertigini, mancato equilibrio

svenimento imminente

formicolio

vampate di calore o freddo

battito cardiaco accelerato

senso di debolezza e stanchezza

tensione muscolare, sudorazione eccessiva

diarrea e vomito

CURA 

 

Quando arriva un paziente con disturbi d'ansia la prima cosa che valuto è il livello di funzionamento. Se il funzionamento è seriamente compromesso (magari la persona è talmente ansiosa da non riuscire a venire neanche in terapia) allora valuto, se è il caso per un periodo iniziale, di consigliare dei farmaci. Questo mi capita raramente ma a volte è necessario. I farmaci, a mio avviso, sono come un cerotto che serve nell'immediato per arginare la ferita ma che va tolto in tempi brevi per permettere alla ferita di rimarginarsi.

Una volta fatta una prima valutazione stabiliamo insieme degli obbiettivi per il nostro percorso.

 

Durante le prime sedute fornisco aiuti pratici su come gestire l'ansia nell'immediato (tecniche di respirazione, distrazione, tecniche di rilassamento, alimentazione etc.). Una volta tenuti a bada i sintomi, se si vuole , nelle seguenti sedute cerchiamo di comprendere se nella vita del paziente ci sono motivi alla base dell'ansia. Questo lo faccio in una situazione di sicurezza e rilassamento all'interno della relazione terapeutica. L'obbiettivo è quello di comprendere le origini e i significati dei propri sintomi e comportamenti e quindi poterli tenere sotto controllo.

 

In particolare:

  • osservo e collego sentimenti, pensieri e comportamenti. 

  • indico con gentilezza qualcosa che il paziente non vuole accettare o non riesce a vedere.

  • aiuto a mettere in parole cose difficili da dire.

  • incoraggio ad elaborare, con domande aperte, informazioni su un argomento introdotto dal paziente.

  • provo empatia con le emozioni del paziente.

  • do valore ed elogio le risorse del paziente.

 

Se vediamo l'ansia come uno stato di dispersione dove i contorni della persona sono bucherellati, parte del lavoro sta nel ridisegnare e quindi rafforzare questo contorno in modo tale che l'ansia possa essere contenuta.

Lo scopo finale è quello di far riemergere tutto quello che rappresenta l’unicità della persona e la sua irrepetibilità. Affianco i miei pazienti lungo tutto il percorso, non sostituendomi a loro nella ricerca delle soluzioni, ma aiutandoli a trovare all’interno di loro stessi gli strumenti necessari a costruire il proprio benessere psicologico ed emotivo nel rapporto con sé stessi e con gli altri.

 

DISTURBI OSSESSIVI: CAUSE, SINTOMI E CURA

Quando parlo di disturbi ossessivi intendo tutte quelle situazioni dove la persona ha idee, pensieri, immagini o stimoli ricorrenti (ossessioni) che innescano uno stato d'ansia e dove, in alcuni casi, per placare quest'ansia, le persone hanno il bisogno impellente di mettere in atto qualche cosa (compulsioni). Quando mi riferisco ai disturbi ossessivi includo anche quelle circostanze dove c'è solo la presenza di pensieri intrusivi che arrivano in automatico ad occupare gran parte della mente e di cui la persona non ne ha il controllo. Vediamo un po' le cause, i sintomi e la cura.

 

 

CAUSE

 

Fattori ereditari:

Studi effettuati su gemelli hanno evidenziato come i disturbi ossessivi potrebbero avere basi genetiche.Studi fatti su famiglie di pazienti hanno dimostrato che i familiari hanno dalle 3 alle 12 volte in più di chance di sviluppare un disturbo ossessivo.

 

Fattori biologici:

Studi sui neurotrasmettitori (di pazienti affetti da disturbi ossessivi) hanno scoperto che uno dei neuromoderatori sia compromesso (quello che ha a che fare con la serotonina), e questo potrebbe creare una predisposizione ai disturbi ossessivi.

 

Fattori psicologici:

Una teoria di tipo comportamentale pensa che casualmente uno stimolo neutro (come toccare una maniglia) può, anche solo per casualità associarsi alla paura di ammalarsi. Una volta instauratasi questa associazione l'individuo può accorgersi che l'ansia derivante dal toccare la maniglia può ridursi lavandosi le mani. Se questo si protrae nel tempo potrebbe esserci un inizio del disturbo.

 

Un'altra teoria ipotizza che la causa dei pensieri ossessivi sia legata al modo con cui le persone si relazionano con i propri pensieri. Queste persone sarebbero troppo preoccupate rispetto alla natura dei propri pensieri. Fanno fatica a vedere la differenza tra il pensare ad una cosa e il farla realmente.

 

La psicologia psicodinamica pensa che un esagerato senso di responsabilità e un marcato timore di colpa potrebbero dare spazio a disturbi ossessivi. E' stato osservato come alcune caratteristiche presenti nei genitori di questi pazienti, potrebbero favorire l'insorgere dei disturbi ossessivi. Per esempio la poca spontaneità ed espressività emotiva dei genitori, l'eccessiva indulgenza nei primi anni di vita e poi elevati standard morali, richieste irrealistiche di maturità e responsabilità, inibizione dell'espressione delle emozioni, ipercontrollo ed eccessive richieste, uso di punizioni per citarne alcune.

 

 

SINTOMI

  • ansia

  • tendenza all’ordine e all’organizzazione attraverso il ricorso a liste, schemi e programmi

  • attenzione ai dettagli

  • perfezionismo

  • senso di colpa quando la persona crede di non avere soddisfatto i propri standard lavorativi o etici, quando crede di essersi comportata in modo irresponsabile o pensa di aver sbagliato o causato danno ad altre persone

  • difficoltà a portare a termine i compiti o a prendere decisioni

  • passività

  • controllo

  • rigidità

  • dedizione al lavoro ed alla produttività

  • coscienziosità, scrupolosità ed inflessibilità in tema di moralità e di etica

  • incapacità a gettare oggetti

  • riluttanza a delegare ed a collaborare

  • avarizia

  • difficoltà ad esprimere emozioni e stati d’animo

CURA

 

Quando arriva un paziente con sintomi ossessivi cerco, prima di tutto, di avere chiaro il livello di funzionamento, cioè quanto i sintomi stanno danneggiando il quotidiano (lavoro, relazioni etc.) della persona. Il fattore tempo è anche importante per valutare se il malessere si è cronicizzato o no. Infine, insieme, delineiamo degli obbiettivi per il nostro percorso. Fatto questo, se i sintomi sono gravi, valuto la necessità di un supporto farmacologico che, come dico sempre, è un utile cerotto che argina ma non cura.

 

Se i sintomi non sono gravissimi, all'inizio aiuto fornendo dei metodi pratici per iniziare a contenere i sintomi (distrazione, esposizione etc.). Dopo di ché, usando la relazione terapeutica come punto di partenza, possiamo  indagare insieme per capire meglio come mai state vivendo questa situazione, come gestirla e come prevenire eventuali brutte ricadute.

 

Alcune tematiche ricorrenti, che noto nei miei pazienti, sono:

  • la rigidità dello stile di pensiero

  • la distorsione dell'esperienza di autonomia

  • la perdita della realtà.

 

Confrontarsi su questi argomenti può aiutarvi a modificare o/e  smussare quegli aspetti della vostra persona che hanno favorito l'insorgere ed il mantenimento dei disturbi ossessivi. 

 

IPOCONDRIA: CAUSE, SINTOMI E CURA

L'ipocondria è un disturbo caratterizzato dalla preoccupazione ossessiva e del tutto infondata di avere una grave malattia. Chi soffre di ipocondria da un'interpretazione erronea ai sintomi fisici, visti come segnali di grave patologia, senza giustificazione medica a tali timori. C'è uno stretto collegamento tra ansia ed ipocondria. I disturbi d'ansia sono all'origine di un senso di disagio, simile a paura o preoccupazione incontrollabile e di lunga durata. L'ipocondria è analoga all'ansia nel fatto che è un'ansia per la salute.

 

 

CAUSE

 

Le precise cause al momento sono poco chiare. Condivido quello che sappiamo.

Alcuni psicologi hanno osservato come i pazienti con ipocondria possiedano un'immagine di sé come fragile, vulnerabile, debole o con ridotte difese immunitarie. Sopra questa credenza pare che, l'ipocondriaco, si costruisce il senso della propria identità. Si è inoltre osservato come questa immagine di sé potrebbe avere origine nel rapporto con i propri genitori durante l'infanzia. Ad esempio i pazienti affetti da ipocondria possono aver avuto un genitore che rispecchiava debolezza e dava messaggi espliciti e atteggiamenti iperprotettivi.

 

Secondo altri psicologi, il corpo ha un ruolo di punto di contatto con il mondo esterno, quindi la fragilità del corpo sarebbe direttamente collegata con la fragilità mentale dell'individuo.

L’ipocondria, inoltre, si accompagna spesso al timore della morte, una paura antica e condivisa dall’intera umanità che il paziente tenterebbe di controllare attraverso continui esami medici per rassicurarsi e ad allontanare le fantasie concernenti la propria vulnerabilità.

FATTORI DI RISCHIO

  • L'avere sofferto, in età adolescenziale, di una malattia molto grave, la quale ha lasciato nella mente della persona un segno indelebile.

  • La conoscenza di individui (amici/familiari) con gravi patologie.

  • La morte di una persona cara.

  • Soffrire di ansia.

  • L'essere convinti che stare bene significhi non aver alcun fastidio fisico.

  • Vivere con un familiare affetto da ipocondria.

  • La trascuratezza da parte dei genitori in età adolescenziale.

SINTOMI

 

  • Paura immotivata di avere una grave malattia.

  • Convinzione che ogni piccolo malessere avvertito sia dovuto ad una grave malattia.

  • Prenotare visite e sottoporsi periodicamente a risonanze magnetiche, ecocardiogrammi etc.

  • Parlare con parenti ed amici solo ed esclusivamente delle malattie immaginarie che si crede di avere.

  • Fare continue ricerche su malattie gravi.

  • Misurarsi continuamente il polso e la pressione sanguigna.

  • Leggere di una malattia grave e convincersi che è il disturbo di cui si soffre.

CURA

 

Parte del lavoro con i miei pazienti ipocondriaci sta nell'insegnargli a: 

  • riconoscere le preoccupazioni e i timori infondati e a non farsi influenzare da questi. 

  • sostituire l'idea che i sintomi sperimentati siano generati da una grave malattia, costruendo un'ipotesi alternativa più adeguata e vicina alla realtà. 

  • individuare i meccanismi di mantenimento del disturbo per poterli modificare.

 

Un altro aspetto importante della terapia con i pazienti ipocondriaci è, non tanto di rassicurarli del fatto che non contrarranno nuove malattie, ma di invitarli alla consapevolezza dell’inevitabilità di questi eventi. Penso che solo attraverso l’accettazione del nostro destino come esseri viventi (nessuno è onnipotente!)  possiamo tornare a comprendere ed apprezzare la vita nel suo complesso.

 

Fornisco anche strumenti pratici per poter controllare l'ansia che deriva dal pensiero di aver contratto una malattia (distrazione, respirazione etc.).

 

Avendo osservato dei meccanismi comuni nei miei pazienti ipocondriaci come:

  • l'attenzione selettiva (attenzione al proprio corpo),

  • disfunzioni di ragionamento (svalutare l'importanza e veridicità dei risultati medici) e, a livello comportamentale,

  • la tendenza ad evitare situazioni che potrebbero esporlo a contrarre malattie,

 

parte del lavoro è impuntato a sanare il circuito corpo mente.  A volte un'eccessiva attenzione per il corpo può esprimere un desiderio di conoscenza di se stessi. Per questo aiuto i miei pazienti a spostare il piano dalla scena fisica a quella psichica.

 

Consideriamo i sintomi che percorrono il nostro corpo, non come eventi mortali, ma come segni di vita. Una vita da cambiare o rinnovare dove non ci sarà più bisogno della stressante condizione ipocondriaca.
 

 

DEPRESSIONE: CAUSE, SINTOMI E CURA

La depressione è una patologia psichiatrica che può colpire persone di tutte le età. Ha dei sintomi sia psicologici che fisici. E' bene distinguere fra le varie forme di depressione per poter impostare la cura più adeguata (ad esempio valutare se introdurre farmaci oppure no). Le diverse forme di depressione sono: depressione maggiore, disturbo distimico, e disturbo bipolare.  Vediamo un pò quali possono essere le cause.

CAUSE

Fattori genetici: Esistono numerose evidenze empiriche che provano l'importante componente ereditaria nella depressione. Insomma alcune persone nascono con una maggiore predisposizione genetica verso la depressione.

Fattori biologici: La depressione deriva da un'alterazione nella funzione dei sistemi monoaminergici (noradrenalina, serotonina). A causa di questo tutta una serie di funzioni è compromessa come modulazione dell'umore, regolazione dell'affettività, controllo di alcune funzioni cognitive, regolazione del sonno e dell'appetito, e la motivazione.

Fattori psicologici: Gli eventi stressanti che favoriscono l'insorgere della depressione vengono vissuti dalla persona come perdite irreversibili, irreparabili e totali. Alcuni di questi possono essere:

 

  • malattie fisiche

  • separazioni coniugali

  • difficoltà nei rapporti familiari

  • gravi conflitti con altre persone

  • cambiamenti importanti (casa, lavoro, ruolo)

  • licenziamenti

  • fallimenti lavorativi o economici

  • essere vittime di un reato o di un abuso

  • lutto

 

Le persone affetta da depressione si sentono incapaci di fronteggiare le situazioni e si sentono inferiori agli altri e quindi si vedono come incapaci su tutta l'esistenza (passato, presente e futuro). 

SINTOMI

Somatici:

 

  • perdita di energie

  • difficoltà di concentrazione

  • agitazione motoria e nervosismo

  • mancanza o aumento dell'appetito

  • assenza di desiderio sessuale

  • dolori fisici

  • nausea

Emotivi:

 

  • bassa autostima

  • tristezza,

  • angoscia,

  • disperazione,

  • senso di colpa,

  • vuoto,

  • mancanza di speranza nel futuro,

  • perdita di interesse per qualsiasi attività,

  • irritabilità e ansia

 

Comportamentali:

  • riduzione delle attività quotidiane,

  • evitamento delle persone e isolamento sociale

  • comportamenti passivi,

  • riduzione dell’attività sessuale

  • tentativi di suicidio.

 

Cognitivi:

 

  • rallentamento ideativo,

  • incapacità decisionale,

  • disturbi della concentrazione e della memoria,

  • ruminazione depressiva,

  • pensieri negativi su di sé, sul mondo e sul futuro,

  • idee di colpa, indegnità, rovina,

  • autosvalutazione,

  • autocommiserazione,

  • percezione del tempo rallentato,

  • percezione dell’attuale stato mentale come di una condizione senza fine.

CURA

Quando mi confronto con pazienti depressi la prima cosa che faccio è valutare attentamente le funzioni del paziente. Si prende cura di sé a livello fisico (si lava, si pettina etc.)? Riesce ad alzarsi dal letto la mattina? Ha idee sul farsi del male? Ma soprattutto quando incontro un paziente depresso divento molto curiosa su che cosa possa essere accaduto. Dopo una prima valutazione, se le funzioni sono seriamente compromesse, pensiamo insieme, se è il caso di impostare una cura farmacologica. Ricordo, per chi non mi conosce, che i farmaci, per me, sono come un cerotto. Servono alle persone che non funzionano più, nelle fasi acute. I cerotti, però, non curano le cicatrici.

Il passo successivo è quello di delineare degli obbiettivi per la durata della terapia. Alcuni obbiettivi potrebbero avere a che fare con il migliorare il modo in cui ti senti, migliorare i tuoi rapporti interpersonali, aiutarti ad affrontare lo stress e superare periodi dolorosi. Parte del lavoro insieme sarà quello di diventare più consapevoli dei meccanismi interni che potrebbero creare sofferenza. Man mano che diventerai più consapevole dei tuoi meccanismi interni, imparerai a riconoscere gli schemi che ti influenzano e potrai imparare nuovi modi di pensare a te stesso, alle tue relazioni e ai tuoi problemi.

 

La psicoterapia psicodinamica è spesso necessaria per fornire la comprensione di certi fattori interni che hanno causato la depressione, facilitando questo processo di crescita e consapevolezza. La terapia non solo aiuta a risolvere gli episodi depressivi, ma aiuta anche i pazienti a vivere una vita più libera e vibrante.

 

DIFFICOLTA' RELAZIONALI: CAUSE, SINTOMI E CURA

Quando parlo di difficoltà relazionali intendo tutti quei problemi (spesso ripetuti) che riscontro nelle mie relazioni intime con amici, parenti, fidanzati etc.. Sono troppo distaccato? Sono ambivalente? Ignoro o sono troppo attaccata? Sono ansiosa? Ognuno di noi sa più o meno che tipo di legame è in grado di instaurare con le persone circostanti. A volte è molto frustrante ritrovarci sempre con gli stessi problemi (tradimenti, gelosia, etc.) e non trovare una soluzione per rompere il ciclo. Vediamo questi problemi evolversi sotto i nostri occhi e non sappiamo come modificarli. E' qui che la psicoterapia psicodinamica può veramente aiutare. La psicoterapia psicodinamica aiuta a sanare e a riparare proprio questi meccanismi che ci tengono legati in relazioni insoddisfacenti e dolorose. Ma quali potrebbero essere le cause di tante difficoltà relazionali?

CAUSE

Le relazioni iniziano dal primo momento che veniamo al mondo. Quando siamo bambini le nostre relazioni più significative di solito sono con mamma o con papà. Se nasce un fratello o una sorella iniziamo ad allargare la cerchia, per poi passare agli amici, alla 'scuola' e così via. Insomma viviamo in un mondo di relazioni. Relazioni su vari livelli. Con noi stessi, con gli altri, con gli oggetti, con gli animali, con la natura e con il mondo. E' per questo che avere una ricca e soddisfacente capacità di relazionarsi diventa fondamentale per il benessere psicofisico di ognuno di noi..

 

Molti studiosi affermano che le difficoltà relazionali iniziano a strutturarsi nei primi tre anni di vita con le prime separazioni dalla mamma (o da altre figure significative). Le reazioni che abbiamo a queste prime separazioni (determinate dal tipo di rapporto che c'è tra genitore e bambino) si definiscono come comportamenti di attaccamento. E' ormai riconosciuto che lo stile di attaccamento acquisito nell'infanzia, ci accompagna anche nelle nostre relazioni adulte. Ci tengo a precisare che i modelli di attaccamento acquisiti nell'infanzia possono essere riparati e quindi modificati. 

 

Le cause possono essere relative a:

genitori: abuso, neglect, depressione (o altre patologie psichiatriche), dipendenze

bambino: difficoltà nel temperamento, nascita prematura o problemi prenatali o perinatali

ambiente: emarginazione, povertà, scadenti condizioni di vita, abusi, violenza, aggressività

Il risultato è che gli stili di attaccamento possono essere sicuri o insicuri.  Tra quelli insicuri troviamo l'evitante, il disorganizzato e l'ambivalente. Ognuno di questi stili ha delle caratteristiche particolari e ormai ben confermate dalla ricerca scientifica.

 

Per fare un esempio, modelli di attaccamento disfunzionali e non elaborati o corretti possono portare a scelte sentimentali sbagliate. Nel caso della dipendenza affettiva, lo stile riscontrato è quello insicuro ambivalente (senso di sé immeritevole di amore, vede l'altro come inaffidabile, paura dell'abbandono, comportamenti di controllo, ricerca continua di rassicurazione, ipervigilanza emotiva).

 

Vediamo insieme qualche sintomo per farci un'idea. 

SINTOMI

  • Incapacità di esprimere le emozioni in modo adeguato

  • insicurezza nelle relazioni con gli altri

  • eccessiva irrequietezza

  • apatia

  • aggressività come risposta alle frustrazioni

  • gelosia

  • difficoltà nel confronto

  • difficoltà a mettersi in discussione

  • evitare le responsabilità nei confronti di altre persone

  • negare aspetti della realtà

  • non uscire dalla zona di comfort

  • sentirsi giudicato, incompreso, sotto pressione

ESEMPI DI ATTACCAMENTO NELL'ETA' ADULTA

Attaccamento Sicuro: L'amore sicuro

  • riconosce le persone a cui legarsi

  • si affiancherà a persone che dimostrano con chiarezza i propri sentimenti

  • condivide in modo comunicativo la gioia e la tristezza

  • crea legami di amore poco ossessivi, basati sulla fiducia reciproca

  • usa il partner come base sicura da cui dipendere senza sentirsi limitato

  • nei momenti di crisi cerca metodi più adatti per il superamento di queste

  • di solito ha relazioni stabili e durature

 

Attaccamento Ansioso: L'amore ossessivo

  • si fa trascinare dalla passione (ogni incontro pensa di aver trovato la persona giusta)

  • idealizza persone che presentano tratti che egli odia

  • si rende presto conto di aver commesso errori di valutazione dell'altro

  • quando prevalgono i modelli positivi del sé si sente amato e rispettato dal partner

  • quando prevalgono i modelli negativi del sé si sente vulnerabile, non degno di amore

  • viene trascinato nel vortice della gelosia diventando ossessivo, possessivo e autoritario

  • ha reazioni violente

  • rimane costantemente nella fase dell'innamoramento

  • entra in ansia quando deve separarsi dal partner

  • riconosce l'amore solo se travolgente, illusorio e drammatico

  • ha paura di essere abbandonato

  • ha bisogno di continue conferme

 

Attaccamento Evitante: L'amore freddo e distaccato

  • pensano di essere indegne di essere amate

  • si sentono che possono contare solo su loro stessi

  • hanno paura di essere coinvolte emotivamente

  • la loro vita è improntata sul desiderio di conquista di autonomia e autosufficienza

  • esclude l'altro (lo considera poco affidabile , qualcuno su cui non si può contare)

  • non tollera il sentirsi rifiutato e quindi sopprime le proprie emozioni

  • la capacità di amare ed essere amati è costantemente bloccata dalla paura di poter incontrare nella vita la sofferenza dell'infanzia

  • preferisce relazioni superficiali

  • non ricerca l'intimità

 

Amore Disorganizzato: L'amore patologico

  • distorce le interpretazioni della realtà

  • ha una visione catastrofica

  • incapacità di scegliere partner affidabili

  • si fa coinvolgere in relazioni distruttive e violente

  • crea legami tossici

CURA

Quando mi confronto con pazienti che hanno difficoltà relazionali sono consapevole che la nostra relazione terapeutica sarà la base della terapia e quindi della guarigione. E' proprio nella relazione terapeutica che il paziente vivrà un'esperienza emotivamente riparatrice. E' attraverso la relazione terapeutica che verrà accolto, non giudicato, sostenuto, confortato ed aiutato a gestire le sue difficoltà.
 

Al paziente verranno proposte  modalità diverse da quelle conosciute in cui potrà sentirsi visto, protetto ed imparare a sentirsi competente nel esprimere le sue emozioni e nel fare scelte specifiche per il proprio benessere.

Mi sento sempre molto responsabile nei confronti del benessere dei miei pazienti. Con chi ha difficoltà relazionali... un pò di più, perché sono consapevole dell'importanza che la nostra alleanza terapeutica  avrà sul successo del nostro percorso insieme. E in quell'alleanza ci sono anche io con tutto il mio essere. 

Attraverso la psicoterapia si può inoltre, puntare al miglioramento della consapevolezza delle proprie risorse per intensificare il senso di efficacia e autonomia . Si potrà lavorare sugli aspetti difensivi, comprenderne il significato specifico in base alla storia familiare e allo stile di attaccamento con le figure genitoriali. Insomma un lavoro che cura, ripara e libera. 

Modelli di attaccamento disfunzionali e non elaborati o corretti possono portare a scelte sentimentali sbagliate. Nel caso della dipendenza affettiva, lo stile riscontrato è quello insicuro ambivalente (senso di sé immeritevole di amore, vede l'altro come inaffidabile, paura dell'abbandono, comportamenti di controllo, ricerca continua di rassicurazione, ipervigilanza emotiva).

L'attaccamento permette il distacco, la dipendenza lo impedisce.

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