Quella volta che ho scambiato la LIS per Snapchat.



Ero sul tram con mia figlia. Ad un certo punto guardo fuori e vedo una ragazza che sta facendo con le mani dei gesti veloci ad un amica tenendo il cellulare in mano. La osservo con attenzione e poi sicura di me dico: ”guarda quella ragazza sta facendo i tuoi balletti di snapchat!”. Mia figlia rivolge lo sguardo verso la ragazza, si rigira verso di me, e incredula mi dice:” ma mamma quella ragazza sta usando la lis.”. Controllo (perché per principio sono tua madre e quindi è quasi impossibile che io abbia torto) e con vergogna e sgomento capisco che mia figlia ha ragione. Scoppiamo a ridere. E poi mi ammutolisco fino a casa. I pensieri che mi frullano per la testa sono i seguenti: Ma com’è possibile scambiare la lis per snapchat? Alla tua età? Vergogna.

Con nonchalance appena entro in casa inizio a fare ricerche su internet sugli effetti del web sul cervello umano etc. Voglio arrivare al fondo della questione. Forse una parte del mio cervello si è modificata a tal punto da farmi scambiare la lis per snapchat? E’ già successo a qualche altro? Per favore devo capire. Inizio a leggere di studi fatti sul cervello umano nel 2013. Un termine che coglie la mia attenzione è neuroplasticità cerebrale (cioè la capacità del cervello di modificare il proprio comportamento in base a nuove esperienze). Per esempio, pare che, da quando abbiamo la televisione a colori abbiamo iniziato a sognare a colori. Penso “WOW che figata”! Fino a qua tutto bene. Continuo a leggere. La seconda scoperta che leggo è la seguente: sembra che da quando ci sono i social media potremmo, come conseguenza, soffrire di FOMO (fear of missing out). Mi fermo un attimo. Va bene sognare a colori ma la FOMO no. In pratica la FOMO genera ansia, rabbia, inadeguatezza associate al pensiero di aver mancato qualche cosa. Rifletto. Cerco di immedesimarmi nell’emozione e penso che forse la FOMO è l’equivalente di quella sensazione che si provava quando c’era la gita della scuola a cui magari non eravamo riusciti ad andare perché stavamo male, di cui poi si parlava per il resto dell’anno, e tu te l’eri mancata. Faccio l’associazione sensazione gita mancata e social network. Mi tranquillizzo e penso che tutto sommato per me i social sono più un passatempo che altro, quindi la FOMO forse la scampo. Continuo a leggere. Si parla della sindrome di vibrazioni fantasma. E già l’ansia ricomincia a salire. In pratica la sindrome di vibrazioni fantasma è quando sentiamo, per esempio, suonare il nostro cellulare, quando in realtà, non sta suonando. Pare che questo possa capitare due volte in settimana. Alt un attimo. A me accade, però, non solo con il suono del cellulare, ma anche con la parola mamma. Quando i miei figli sono con il papà e io sono in casa da sola, a volte sento chiamarmi “mamma”. Oddio. Allora penso, ecco, soffro di sindrome di vibrazioni fantasma sicuro (che poi è un bel nome per una sindrome penso abbia classe. “Ehi di cosa soffri?” “Guarda ultimamente sto soffrendo di sindrome di vibrazioni fantasma”.). Insomma questa sindrome va bene, non mi spaventa come la FOMO. La mia domanda iniziale per sapere se il mio cervello è stato modificato a tal punto da scambiare la lis per snapchat inizia a darsi delle risposte.

Continuando ad informarmi sulle possibili modifiche apportate al mio cervello dalla tecnologia, mi imbatto in una notizia al quanto curiosa. Pare che tablet, computer e cellulari irradino delle luci incandescenti che sono riuscite a modificare i cicli del sonno. Cioè gli scienziati pensano che le luci incandescenti emesse dai devices interferiscano con i segnali interni del nostro corpo e con gli ormoni del sonno. La luce del computer mentre ci stiamo addormentando davanti a Netflix ingannerebbe il nostro cervello a fargli credere che è giorno, alterando così la sua preparazione al sonno. Incredibile! Ed io che la sera mi addormento all’episodio 1 della mia serie e mi risveglio all’episodio 5 mi dovrei preoccupare? Forse. In effetti, ripensandoci, da una quindicina di anni il mio sonno ha subito parecchie modifiche. Ma io pensavo che fosse dovuto ai figli piccoli (che cacchio non dormono mai!), o magari alle preoccupazioni dell’essere adulto o forse anche alla vecchiaia (si dice che a un certo punto si dorme di meno). Adesso ci devo aggiungere anche le luci incandescenti? Direi di si.

Cerco di continuare la mia lettura ma le informazioni iniziano a diventare tante e tutte un po’ preoccupanti. Per esempio è ormai scientificamente provato che la nostra memoria è cambiata (e non in meglio) da quando abbiamo i cellulari e internet. E qui non devo neanche fermarmi a riflettere. Se tu mi chiedi qualsiasi numero di telefono a memoria non te lo so dare. Neanche quello di mia figlia o mio figlio. Però ti posso dire il numero di casa della mia migliore amica al liceo in un batter d’occhio. Insomma la nostra memoria ha perso l’allenamento per partecipare alla vita quotidiana. Respiro. L’occhio mi cade su un’informazione riguardo al controllo degli impulsi. Voglio fermarmi. Non ci riesco. Leggo due frasi sulle relazioni e di come siano cambiate radicalmente nel corso degli ultimi anni. Si questo è interessante ma è un argomento così vasto che lo affronterò in un secondo tempo. Nonostante questa decisione di affrontare il tema delle relazioni e internet in un altro momento, faccio velocemente in tempo a pensare “forse la mia separazione è stata dovuta alle modifiche apportate al mio cervello dalla tecnologia?”. E con questo pensiero decido di fermarvi. Per davvero. Ho raggiunto il limite.

Non voglio più sapere. In fondo la mia curiosità sull’argomento era nata da una figura di merda fatta di fronte a mia figlia. Adesso lo so. La mia ricerca ha dato delle risposte. Si la tecnologia ha modificato il mio cervello. Modificandolo a tal punto (e tutto a mia insaputa) da farmi scambiare la lis (lingua dei segni italiana) per snapchat (che sinceramente non so neanche bene come funziona).

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